Ballate romantiche e popolari caratterizzano il progetto della band di Alessandro Pipino,
brani che rievocano le immagini di paesaggi incanti e suggestionano la fantasia di chi ascolta
Impalpabili, lievemente lenti e, sotto certi aspetti, minimali come la "corsa" di una lumaca.
I suoni di Corri, l'album d'esordio della formazione barese L'Escargot, sono carichi di tanto phatos romantico
capace di trasmettere, al contrario dell'ironico titolo che inneggia alla corsa, una serenità e lentezza
capaci di accarezzare il cuore con la dolcezza delle note spesso malinconiche.
L'ispirazione è data dalla tradizione della musica popolare italiana e mediterranea, ma è anche
presente una forte connotazione mitteleuropea che si manifesta in valzer francesi,
musiche irlandesi e ballate del Nord Europa.
Un progetto musicale ambizioso caro ad Alessandro Pipino (polistrumentista e anima musicale
dei noti Radiodervish) che insieme a Massimo La Zazzera (flauto, chalumeau, bansuri, sansula, percussioni),
Stefania Ladisa (violino e viola) e Adolfo La Volpe (chitarre, banjo e basso acustico) ha finalmente
portato a termine, in un'atmosfera quasi fiabesca, un album decisamente riuscito.
Ascoltando gli undici brani del disco diventa quasi un gioco accostarne ognuno a un'immagine,
un luogo, un paesaggio che si nasconde nel nostro animo.
Un altro elogio imprescindibile per la formazione barese, in un'epoca di suoni ipertecnologici, è l'avere
preferito riprodurre il tipico sapore arcaico ed essenziale della musica, quasi un tentativo
di umanizzare il suono, attraverso strumenti squisitamente tradizionali e antichi,
di ricreare i profumi d'Irlanda, della Provenza e sottili richiami ai Sud del Mondo.
Delle undici composizioni nove sono state scritte da Pipino, mentre Norma è firmata
da Massimo La Zazzera, Mauve è di Adolfo La Volpe e Corri è stata composta da Pipino con Stefania Ladisa.
I quattro musicisti pugliesi, noti per avere un percorso artistico di rispetto in diversi ambiti musicali,
hanno realizzato una sequenza di brani con l'idea di offrire all'ascoltatore la possibilità
di immaginare e di accarezzare lentamente e con il giusto tempo un brano dopo l'altro.
Così l'album di apre con il brano Magida, dove il suono dell'organetto diatonico di Pipino
si muove come una danza cullata sulla quale si posano violino e chitarra.
In Desert e Valle dei treni interi emerge il pianismo minimale di Pipino, il paesaggio sonoro
è in bilico tra l'immagine di un tramonto africano e una verde distesa irlandese,
allo stesso modo evoca un'antica danza gioiosa La vechhia Singer.
Nell'ironica Norma affiorano sottili atmosfere alla Nino Rota, cui segue l'ormai nota
In Cammino, brano scelto per lo spot sul Turismo della Regione Puglia che ha preceduto
la fiction dell'avvocato Guerrieri su Canale 5 (tratti dai primi due romanzi di Gianrico Carofiglio).
Ancora Mauve, con i delicati arpeggi di La Volpe. Corri, Come le foglie, Kalaniemi e Das ende der dinge, chiudono il delicato sogno de L'Escargot
in cui le note diventano parole che vanno dritte al cuore.
Splendido esordio per il quartetto capitanato dal polistrumentista dei Radiodervish, Alessandro Pipino. Composizioni lievi e venate di fertile romanticismo impreziosiscono un album d’altri tempi, dall’incedere slow e che arriva dritto al cuore
Probabilmente qualcuno di voi, a fine dicembre/primi di gennaio, sintonizzandosi su Canale 5, avrà avuto modo di imbattersi nello spot dell'Assessorato al Turismo della Regione Puglia, realizzato per promuovere una terra da visitare in tutte le stagioni, non solo in estate. Probabilmente qualcuno di voi sarà rimasto colpito dalla musica di quello spot, domandandosi chi ne fosse il sensibile autore. Bene, ve lo diciamo noi: era(no) L'Escargot, un quartetto d'altri tempi, il sogno che si avvera, il progetto (parallelo) creato e portato avanti da Alessandro Pipino, polistrumentista dei Radiodervish, e da Massimo La Zazzera (fiati e percussioni), Stefania Ladisa (violino e viola) e Adolfo La Volpe (chitarre e basso).
Sì, d'accordo, ma noi che non abbiamo visto lo spot in questione, come ci regoliamo? Bene, a voi, e a tutti gli amanti dei colori malinconici dell'autunno, dei romantici valzer francesi fitti di fisarmoniche e violini, del freddo mare d'inverno che schiuma sulla scogliera; a tutti quelli che si emozionano ancora per una carezza, data o ricevuta non importa, a quelli capaci di viaggiare per il mondo attraverso la fiamma di un camino, a tutti voi consigliamo vivamente l'ascolto di questo piccolo gioiello.
Corri è il titolo del disco, e segna l'esordio (autoprodotto) per il quartetto pugliese guidato dal già citato Alessandro Pipino, autore di ben nove brani su undici. Composizioni lievi, impalpabili ma cariche di inquiete e vivissime suggestioni, che fanno capolino fin dalla splendida apertura di Magida.
I brani si susseguono uno dopo l'altro, veloci come può esserlo una lumaca, lasciando il tempo di assaporarne tutti i profumi e le sfumature, compresa un'ironia di fondo (Norma e In Cammino) che rende l'ascolto ancora più leggero e godibile.
La title track (Corri), ha un ritmo in più che sale d'intensità fino a precipitare improvvisamente, Come Le Foglie, verso un finale da brividi (Valle Dei Treni Interi e Das Ende Der Dinge), pervaso com'è da uno struggente sentimento da fine del viaggio che, seppur ormai concluso, nei nostri ricordi rimarrà per sempre splendido.
Davvero un piacere unico ed inaspettato perdersi dietro la lenta scia sonora di questa lumachina magica. E per noi, che dell'attitudine slow ne abbiamo fatto uno stile di vita, il 2008 non poteva regalarci un inizio migliore.
L´Escargot guidati da Alessandro Pipino, polistrumentista e arrangiatore dei brani dei Radiodervish, si esibisce nel cd autoprodotto Corri. Un progetto di valore, capace di suscitare atmosfere e paesaggi nei quali è dolce riposare. De L´Escargot (anche Massimo La Zazzera, Stefania Ladisa e Adolfo La Volpe) il brano In cammino è stato scelto per lo spot sul Turismo della Regione targato Proforma che ha preceduto i film dell´avvocato Guerrieri in tv. Si spera solo la prima uscita nazionale di un prodotto di pregio, dall´anima assai francese e molto poetica.
Corri è una scoperta: a tutti noi addetti ai lavori è capitato in mano per caso (e per questo lo recensiamo in ritardo), non promosso da nessun ufficio stampa, non edito da nessuna etichetta. E' stato consegnato a mano da una persona speciale: Alessandro Pipino, terzo Radiodervish ai più sconosciuto, ma a pieno titolo l'uomo che ne forgia il suono fin dai loro esordi. Alessandro in questo progetto abbandona le sue tastiere e l'elettronica per immergersi in un mondo naif delineato dalla sola strumentazione acustica, fortemente evocativa per timbri e per intrecci melodici.
Dolcezza, poesia e freschezza fin dalla prima traccia, Magida, in cui l'organetto è voce principale che sembra raccontare una storia con aloni di mistero, persa in un tempo lontano; malinconico tormento nel secondo pezzo, Desert, in cui lo strumento portante, il piano, lascia nei momenti conclusivi la sensazione di un non so' che di incompiuto che il brano immediatamente successivo, La Vecchia Singer, riprende e volge in spensierata allegria. Quaranta minuti di favole raccontate, genuine, viscerali, eleganti, a dimostrazione che il folk, in alcune sue germogliazioni, ha ancora tantissimo da dire. Complimenti al maestro Alessandro Pipino, Massimo La Zazzera, Stefania Ladisa e Adolfo La Volpe.
Rotoli di fieno su distese di prati e davanzali traboccanti di fiori profumati. Mi sembra di vedere le campagne gentili di alcuni piccoli paesi francesi. Rimango ancora una volta incantata per la bellissima visione e per quella sensazione autentica di tranquillità e rilassamento. Vorrei essere lì dove il tempo si ferma e il frastuono non esiste. Guardare e sognare. Quella stessa sensazione di abbandono e serenità che mi dà questo quartetto magico dal nome L'escargot, che in francese significa lumaca. Basterebbe solo l'elenco degli strumenti utilizzati per comprendere la loro poesia romantica, velata da una leggera vena malinconica. Suoni carichi di intensità che fanno acquietare i sensi, fiabe vivaci e melodie avvolgenti. Nelle loro tracce sono presenti i paesaggi tanto cari ad Amelie, che l'uso di strumenti quali fisarmonica, violino, organetti e altri ancora più ricercati, rende molto suggestivi. Valzer sentimentali, ballate leggiadre come carillon. Inevitabile il trasporto verso terre meravigliose. In alcuni momenti si ha come l'impressione di viaggiare, di sedere su un treno e osservare nostalgico il mondo fuori. Melodie emozionali che entrano dentro la pelle, alimentando i brividi. Danze strumentali che parlano al cuore.
Benvenuti nel favoloso mondo di L'escargot.
...Quando le orecchie sono veramente stanche di ogni ben di dio richiesto e subìto, dalla Puglia soccorre il quartetto L’Escargot, che recupera suggestioni da viaggio e strumenti dimenticati dalla tradizione europea. Chalumeau, bouzouki, concertina, glockenspiel, chitarra portoghese, banjo, organetti diatonici per un album (“Corri”) fragile, filologico e profumato di Calicanto, che nella benvenuta distensione parla di vicoli francesi e coste atlantiche sbattute dal vento.
Corrono come una lumaca per apprezzare meglio i suoni. Le tradizioni della musica popolare, i valzer francesi dal sapore retrò, le musiche irlandesi e ballate del Nord Europa, sono gli ingredienti del progetto musicale “L’Escargot”.
Un sogno, quello di Alessandro Pipino (organetti diatonici, fisarmonica, concertina, piano, percussioni, glockenspiel, kalimba, bulbul tarang, harmonium indiano), Massimo La Zazzera (flauto, chalumeau, bansuri, sansula, percussioni). Stefania Ladisa (violino e viola) ed Adolfo La Volpe (chitarra acustica e classica, banjo, chitarra portoghese, basso acustico), che finalmente si realizza con l’album d’esordio autoprodotto intitolato “Corri”.
I quattro noti musicisti pugliesi, provenienti ognuno da esperienze artistiche diverse, hanno dato vita a questo nuovo progetto - laboratorio con l’obiettivo di esprimere e fondere l’amore per la ricerca con l’utilizzo di strumenti squisitamente tradizionali e antichi.
Alessandro Pipino, autore tra l’altro di tutte le composizioni contenute nell’album, tranne che per “Norma” a firma di Massimo La Zazzera , “Mauve” di Adolfo La Volpe e la title track “Corri” composta con Stefania Ladisa, è arrangiatore e musicista a fianco di prestigiose ensemble quali Radiodervish e Naracàuli.
Non sono da meno certamente il coetaneo Massimo La Zazzera, ricercatore di musica antica e popolare a fianco di gruppi pugliesi noti della musica etnica (Ziringaglia, Radicanto, Calixtinus, Musica Officinalis) e formazioni di musica celtica (The Charmin’ Elf, No Man’s Land, Kilartan e Compagnia Gegè); Adolfo La Volpe, chitarrista poliedrico partito dal jazz per poi giungere allo studio delle tradizioni musicali arabe, ebraico-sefardite e celtiche; Stefania Ladisa (diplomata in violino), compositrice di musiche da film e teatro danza.
In un’epoca di suoni iperprodotti e di progetti discografici caratterizzati dal barocco elettronico, la formazione barese propone undici brani inediti dal sapore arcaico, in cui si respira il profumo d’Irlanda e di Provenza. La musica giunge lieve, sapientemente costruita intorno a linee melodiche semplici ed ipnotiche, nelle quali si fondono magistralmente, ora intersecandosi ora rincorrendosi giocosamente, i vari strumenti acustici, trasportando l’ascoltatore in una dimensione spazio- temporale difficilmente definibile.
Ad aprire l’album è il dolcissimo valzer “Magida”, cui seguono “Desert”, in cui emerge il pianismo minimale di Pipino in un sapiente articolato di gioco di trasporti tonali, e l’antica melodia di “Vecchia Singer”, caratterizzata da un introduzione di chalumeau (strumento predecessore dell’attuale clarinetto), dal timbro affascinante e bucolico. In questa atmosfera onirica si intersecano perfettamente gli interventi del banjo di La Volpe che ben sostenere la linea dell’organetto di Pipino.
“Corri”, brano che da’ il titolo al lavoro, rappresenta invece una sorta di incedere ritmico, ancora una volta ben rappresentato dalla suggestiva introduzione di bansuri (antico strumento a fiato, simile al flauto utilizzato nella musica classica indiana), dalla chitarra acustica di La Volpe e con interventi progressivi e ben misurati del violino e delle percussioni etniche.
L’ascolto del disco prosegue fluido e distensivo, con ballate caratterizzate da accordi ad ampio respiro sostenute dai tappeti sonori appena accennati dal violino.
L’ottimo disco d’esordio de “L’Escargot”, si chiude con “Das Ende Der Dinge”, brano nel quale Pipino sembra davvero esprimere al meglio le sue notevoli potenzialità espressive di pianista: un brano onirico e malinconico, ben adattabile alle immagini di un film.
L’Escargot è un progetto che qualcuno avrà riconosciuto in uno spot pubblicitario andato in onda su una delle reti Mediaset: un brano di questo quartetto è stato infatti scelto dalla Regione Puglia per accompagnare un messaggio di promozione turistica del territorio.
Al di là di questo colpo di fortuna, l’esordio di questa formazione meriterebbe di uscire dal fitto sottobosco degli emergenti, perché il valore e la professionalità di questo debutto sono superiori alla media dei tanti autoprodotti. Volendo trovare un ambiente che aiuti a collocare questo disco, diciamo che L’Escargot è conterraneo di Ziringaglia, Radicanto e Musica Officinalis, gruppi che stanno compiendo una ricerca sulla musica antica e popolare del Sud.
Titolare del progetto è Alessandro Pipino, noto per le sue collaborazioni con i Radiodervish, qua affiancato da Massimo La Zazzera, polistrumentista che non a caso avevamo già incontrato in formazioni simili (anche a fianco di Mirko Lodedo). Con loro Stefania Ladisa e Adolfo La Volpe, altri due musicisti ben preparati in campo etnico-colto. Questo per dire che ci troviamo di fronte ad un quartetto di strumentisti che saranno poco noti, ma che non sono certo alle prime armi.
Lo si sente dalla struttura delle composizioni e soprattutto dal loro respiro, capace di attingere alla tradizione popolare del nostro meridione, ma anche a certi valzer francesi e in generale a certe nostalgie mediterranee.
La scaletta riporta alla mente sprazzi del Yann Tiersen più classico o del Riccardo Tesi meno filologico. I brani hanno una loro piacevolezza, un’innocenza anche ingenua, a tratti ironica che fa pensare alla colonna sonora di un “Appuntamento a Belleville” ambientato in Puglia.
Per quanto il disco sia tutto strumentale, la varietà dei temi e delle sfumature non manca grazie all’uso di strumenti popolari ed esotici. Da una parte organetti diatonici, fisarmonica, flauto, chitarra acustica e classica sviluppano malinconie per così dire tradizionali, mentre dall’altra kalimba, bulbul, tarang, harmonium indiano, chalumeau, bansuri e sansula portano un soffio antico.
Spiccano le giocose “Norma” e “In cammino”, divertenti nel mettere in scena piccole danze, grazie anche ai tocchi di violino, viola e banjo. Commuovono invece la carezza de “La vecchia Singer” e la saudade portoghese di “Mauve”. In “Desert” gli incanti del piano si avvicinano di più ai Radiodervish, mentre il finale apre lo sguardo ad una visione d’insieme che rinfranca l’anima. Ad un paesaggio in cui si possono riconoscere genuinità tipiche del nostro meridione e romantiche arie europee.
L'escargot è un quartetto strumentale che arriva dalla Puglia. I bravissimi musicisti provengono da esperienze musicali diverse e trovano in questo progetto una via espressiva comune che prende ispirazione dalle canzoni popolari della Francia del nord, dalla musica celtica.
Il primo lavoro in studio si chiama Corri ed è composto da tante dolci canzoni originali scritte e arrangiate dal gruppo. I loro concerti sono sempre ricchi di momenti divertenti, riflessivi, sognanti, e si rimane sempre molto incuriositi dai tanti strumenti che alternano. Nell'epoca del digitale e dei suoni perfetti fa veramente un sano effetto sentire le corde vibrare, il respiro dell'organetto e il piede battere il tempo. Si sono esibiti a Roma al Beba do Samba per l'apertura della stagione concertistica dell'Accademia del Mantice e abbiamo avuto la fortuna di conoscerli personalmente. Buon ascolto!
...L'Escargot ha riproposto il recentissimo "Corri" ed altre cose che potrebbero trovare posto all'interno di una - auspichiamo prossima - seconda incisione.
Un successo (Vallisa stracolma) al quale ha dato un valido contributo la scelta di eseguire il concerto totalmente in acustico.
Piace questo quartetto per la cifra discreta del pensiero musicale, questo intimismo elegante dove echeggia un sentimento tipico delle generazioni post sessantottine,
ovvero la nostalgia verso quel modo pacato di guardare all'esistenza e mediato - previa iniziale contestazione - dalle generazioni precedenti
(quella dei nonni più facilmente di quella dei genitori).
Antonio M. confessò:
"Senza parole...sono rimasto senza parole. Pur conoscendo gran parte dei vostri brani, riascoltarli ufficialmente sul disco, ho provato delle grandissime emozioni.
finalmente riesco ad ascoltare un progetto dimenticando di essere musicista!!!"
Katia C. inviò:
"sto ascoltando il cd...ho la pelle d'oca,
dire che è bello mi sembra riduttivo..."
Carlo C. aggiunse:
"complimenti per CORRI: è bellissimo"
Maria K. tradusse:
"Kiitos-thank you for great music on your
cd!! Im so glad &honoured about your tune "Kalaniemi"
"
Silvio T. disse:
"complimenti per il CD!
Mi piace davvero tanto."
Riccardo T. argomentò:
"Devo dire che il vostro disco è molto
bello, me lo sono ascoltato un pò di volte e ha dei bellissimi
arrangiamenti, eleganti e raffinati."
Antonio P. esclamò:
"Cani!"
Silvia D. segnalò:
"Io in macchina ascoltando.Meraviglioso!"
Barbara C. osservò:
" è un intero pianeta musicale, perfetto per viaggiatori sensibili."
Lind. ammise:
"innamorata persa della vostra musica, non posso aggiungere altre parole."
Susi G. esagerò:
"Sto ascoltando il vostro CD incessantemente da ieri...è troppo bello... Mi piace ai livelli di quelli di Delicq e Perrone!"
Katrin W. affermò:
"Mi piache molto il CD, complimenti davvero!
Come mai che l'ultimo brano sia in tedesco?!"
Antonello L. dichiarò:
"ho sentito bene il disco
complimenti davvero, avete fatto un ottimo lavoro
di qualità e passione"
Michele C. domandò:
"mi puoi procurare 5 copie del cd???"
Katrin W. ribatté:
"sto ascoltando il vostro CD per la millesima volta, mia canzone preferita è "In Cammino" (no. 5)"
Corinne V. commentò:
"j'écoute le Cd de l'Escargot, je vous invite à l'acheter , il vaut le détour voilà , un peu de pub,
j'espère qu'ils feront des concerts en France ..."
Fabrizio P. digitò :
"ma che meraviglia che è questo disco!!
gira costantemente sul mio lettore da quando l'ho ricevuto."
Savino Z. notò:
"...ma il disco de "l'Escargot" è meraviglioso,
lo sto ascoltando a palla. Poesia, Magia, Atmosfera, Amelie, France...
complimentoni!"
Luca C. confermò:
"questa mattina mi è arrivato il vostro cd.siete straordinari.raramente mi è successo che tutti i brani di un album mi piacessero così tanto.raramente capita che un gruppo di soli quattro componenti sia in grado di creare una musica così completa.tutto appare perfettamente bilanciato,ogni strumento dona un tocco di magia.spero di riuscire ad ascoltarvi dal vivo"
Michele C. spiegò:
"mi servirebbero altri 5 cd...uno mi piacerebbe regalarlo sabato....Fatemi sapere..."
e poi ancora:
"Ho terminato le copie.... Ne posso avere altre 5???
Vi giuro che non lo sto rivendendo...lo regalo!!!!"
Suppa M. considerò:
"
La Sua musica è stabilita molto esattamente in giù alla mia stanza.
Io sono stranamente naturale, ed il potere che io sembro ritornare il mio ritmo a normalmente è possibile.
"
Valeria G. riferì:
"ormai il vostro cd è diventato parte della colonna sonora delle mie giornate..ed anche se lo ascolto e lo riascolto ogni brano mi fa emozionare ogni volta,sognare..grazie.non è facile regalare emozioni ma voi ci siete riusciti."
Paola M. scrisse:
"Ho ascoltato e riascoltato il vostro cd...è BELLISSIMO! Ho ascoltato di gioie e malinconie, di divertimento e di calma, ho viaggiato trasportata da crome e pause su un mosaico di emozioni che, alla grazia della classicità, intreccia i sapori e i colori della tradizione popolare. Siete bravissimi!!!
"
Gigi M. raccontò:
"Insomma... mi è (finalmente) arrivato 'Corri', l'ho fatto ascoltare a mia
moglie, giusto nella pausa della 'nanna' dei miei gemelli (3 anni), e il cd
è rimasto (in loop) tutto il pomeriggio, una meraviglia, una gioia... pure
i bimbi si sono svegliati e hanno giocato senza (!) chiedere di vedere i
soliti cartoni o SKY o chissà che altro...
Guarda, non ho parole, credimi, penso e sento che 'Corri' per me è
veramente il cd dell'anno, completo, sensibile, profondo e nella stessa
misura, leggero, ventoso, dolce..
Per me nr.1, non aggiungo altro."
Rocco C. C. proferì:
"Cercando di schivare la piaggeria e le convenzioni
di cui siamo tutti quanti vittime (chi più, chi meno), mi sto convincendo,
mentre sto ri-ascoltando il cd, che il vostro gusto mi ricorda alcuni nomi
che mi hanno "formato" e per cui ho speso anche qualche lacrima (anche
quella, ben spesa): Ciapa Rusa, Wim Mertens e, dulcis in fundo,...
Malicorne (per me, i più grandi). Ovviamente, non è una comparazione
prettamente musicale (su tutto, non usate voci...), ma nel vostro cd ho
trovato le stesse immagini: riassunti di nebbie fésse dal sole e l'alone
argenteo di una bruma malinconica, ma anche i colori della sabbia e della
lavanda, e quelli del grano e della risacca...
Prosit a "Corri" de L'Escargot
Rocco"
Tiziana G. concluse:
"...non so da quanto tempo vi incontravate per il piacere di condividere la passione della musica
e quante serate avete tirato fino a tardi provando, armonizzando, scrivendo e disfacendo.. senza mai sentirsi stanchi.. Ma una cosa è certa: tutto, ma proprio tutto, vi ha portato a regalarci un piccolo capolavoro..grazie!"
Roberto R. fantasticò:
"le musiche di "corri" sono magiche... meravigliosamente umane e
misteriosamente divine... sono come un bimbo con un pennello che
disegna il mondo che un uomo con il suo cuore riesce a vedere!
"
La Lumaca Corre Veloce:
Un po' Yann Tiersen, un po' Nymann, ma soprattutto, Alessandro Pipino. E' una bella scoperta il nuovo lavoro di questo musicista barese, una autoproduzione molto ben curata e registrata a nome del Quartetto Escargot con il titolo Corri. Avevo già anticipato qualcosa in un post precedente, mi sono preso il tempo per ascoltare e riascoltare il disco. Mi sono accorto che riascoltare questo disco non stanca, anzi è un piacere.
In Italia è nato un nuovo organettista che non tenta di imitare Norbert Pignol o Riccardo Tesi. Con Alessandro Pipino nasce in Italia un nuovo modo di intendere l'organetto, forse non completamente inedito in Francia e in altre nazioni, ma sicuramente portatore di una ventata di aria fresca nel belpaese organettistico. Anche perchè Pipino non è solo un organettista, è un musicista.
Dietro il lavoro di Pipino non c'è solo una musicalità innata, un grande senso della forma e della frase melodica, ma c'è anche ricerca timbrica, sperimentazione di accostamenti tra strumenti inusuali, una sapiente capacità di arrangiamento e, anche, non dimentichiamolo, altri tre musicisti di ottimo livello: Massimo La Zazzera (fiati e percussioni), Stefania Ladisa (violino e viola) e Adolfo La Volpe (chitarre e basso).
Un bel disco, veramente. Mi sono chiesto, ce l'ha un difetto? Si sa, una critica non è una critica genuina se risulta completamente positiva. Il disco è un lavoro di brani eleganti, sobri, misurati, "per bene", forse troppo "per bene". Le idee musicali sono folgoranti, originali, ma qualche volta si percepisce la mancanza di un ulteriore sviluppo. Forse alle volte manca quel qualcosa capace di stupire, di spiazzare. Forse. E' solo una mia impressione, che non entra comunque in dissonanza con il grande apprezzamento per le composizioni di Alessandro Pipino.
E poi, secondo il mio parere, ci sono assoluti capolavori. Ascoltare brani come Magida, In Cammino, e Das Ende Der Dinge (dove Pipino compone per piano solo alla maniera di Nymann) significa tuffarsi in un universo di emozioni e percepire la grande cura formale con il quale è stato confezionato il lavoro. La mia preferita? Direi Come le Foglie, un geniale brano in Re minore, una tonalità poco frequentata dagli organettisti.
E poi mi sono fatto un'altra domanda. Con tutta la robaccia pubblicata in disco, neo-folk, neo-trad, pseudo trad-folk, folk-rock, pizzica-punk e chi più ne ha più ne metta, possibile che in Italia non ci sia stata una casa discografica, anche piccola, disposta a pubblicare questo bellissimo lavoro?
I brani, non tutti, si possono ascoltare sullo spazio MySpace del Quartetto. Ve lo consiglio, depurate le vostre orecchie, fateci un salto.
Alla richiesta di Sandro di scrivere qualcosa sul disco di Escargot,
ho scelto di dar voce a due delle mie anime, quella dell’amico e quella del giornalista.
L’amico scrive :
Compito arduo parlare del lavoro discografico di un gruppo di amici,
specie quando la parola “amici” ha un senso profondo.
Persone con cui sei cresciuto, e non solo musicalmente,
che stimi tantissimo artisticamente ed umanamente.
Che ad un tratto hanno deciso di mettere tutta questa umanità e questa musica su un cd tutto loro.
Sandro lo conoscono in tanti per essere il motore profondo (e come tutti i motori profondi mai sufficientemente riconosciuto ed apprezzato) dei Radiodervish.
E quella è una parte della sua musica.
Un’altra parte è quella acustica. Quella parte che ha ascoltato un cd di Maria Kalaniemi anni addietro e ne è rimasta talmente folgorata da dedicarle il titolo di una splendida canzone.
Da uno innamorato di uno strumento storto come un organetto, (malefico aerofono diatonico incompleto a doppio senso alternato) non possono che uscire brani come quelli di quest’album.
Belli. Tutti. Nel senso che non viene nemmeno facile dire come spesso capita, che so io, “quel brano non mi piace”.
Al massimo, come è giusto che sia, ogni ascoltatore potrà avere il suo preferito (o i suoi preferiti) ma sfido chiunque a trovarne uno non bello.
Stessa atmosfera e respiri diversissimi, farcela per undici brani non è compito da poco.
In religiosa preghiera per un cd di solo piano, non posso che godermi due brani come Desert e Das Ende Der Dinge, che vedrei collocati fra le pieghe di un film di Wenders.
La Valle Dei Treni Interi ha la stessa consistenza e bellezza di un sogno che si inizia a sfilacciare appena ci si risveglia. Adolfo, Massimo e Stefania sono gli altri tre quarti dell' Escargot, e colorano il disco con fiati e corde.
Massimo ci mette anche un suo brano, Norma. Nome di donna. Sapore klezmer.
Adolfo ce ne mette un altro. Mauve. Altro nome di donna. Sapore tanto bello quanto indefinibile.
Nulla di strano considerata la quantità di musiche differenti che si agitano nella testa di quell’uomo.
Coraggio Sandro, ti ci sono volute non so quante ore di lavoro e quante prove di missaggio, ma adesso non puoi fare più niente. E’ andata. E molto bene. Per la nostra gioia :-)
Il giornalista recensisce :
Quartetto barese con un orecchio profondamente attento alle sonorità di oltralpe ed europee.
Undici composizioni proprie estremamente raffinate, con grande cura di suoni ed arrangiamenti.
Notevole equilibrio nella scrittura e nella produzione, visto anche l’inusitato numero di strumenti utilizzati. Organetto in primis. Di cui Alessandro Pipino è una voce nuova ed assolutamente non derivativa esecutivamente e compositivamente.
Difficile a questo punto anche azzardare paragoni, in quanto il disco rivela qualcosa di più di se ad ogni ascolto e, come la piccola gemma che è, mostra sempre differenti sfaccettature.
Dove non possono le parole può l’ascolto (myspace.com/quartettolescargot).
Altamente consigliato!
C'è una musica per ogni momento della giornata, la musica della sveglia e quella che ci accompagna al sonno, la musica che ascolti in auto nel traffico cittadino e quella che ti fa lavorare al computer a casa, la musica che ascolti con gli amici sorseggiando una tazza di tè o quella che ti accompagna in bici o in motorino mentre vai a lavorare.
Ma quella degli Escargot (in francese "lumaca")non è musica per un tempo o un luogo preciso….La puoi sentire in pieno giorno correndo velocemente in autostrada, ma pure al tramonto in un vicolo di campagna, perché questa musica sembra pulsare davvero dal cuore di chi la suona ed è capace di trasmettere una sensazione di pace e serenità.
E' accaduto a me di partire in autostrada da Milano per Firenze e di non essermi preoccupato del traffico, né della velocità, come se non fosse importante arrivare ma solo il viaggiare. Questa sulla velocità del viaggio potrebbe apparire ironica, visto il nome del gruppo ma così è!
Ho lasciato il casello di Melegnano sulle note di Magida, primo brano del cd, dove l'organetto diatonico di Alessandro Pipino inizia a disegnare con leggerezza le coordinate di questo lavoro. La seconda traccia, Desert, è dominata dal pianoforte di Pipino, ma pure dal flauto di Massimo La Zazzera e in essa comincio a scorgere influenze di quella new-age che nel 1990 prese a folgorarmi. Sarà così anche con l'inizio della terza traccia, "La vecchia Singer" dove però l'organetto sussurra qualcosa di dolce e pare di sentirla ancora, come un antico strumento musicale, la storica macchina da cucire, andare al ritmo della musica magari in una casetta di un borgo dell'Appennino.
Il quarto brano si chiama Norma e richiama un po', con la sua accattivante ripetitività, quei valzer ballati in gruppo nelle nostre masserie murgiane, ma poi improvvisamente il tono si fa ironico, forse quasi a voler prendere le distanze da ciò che è "norma". In cammino è un altro delizioso valzerino molto leggero, fa venire davvero voglia di danzare, magari su un sentiero di campagna.Mauve, malva in francese, lenta e sorniona mi porta dolcemente alla pausa in autogrill, con la chitarra classica di Adolfo La Volpe, il violino di Stefania Ladisa.
E dopo la pausa, sarà un caso….il cd riparte con Corri, dove le percussioni si mescolano abbastanza armonicamente col violino, una sorta di marcetta che però non mi convince del tutto, non al punto da meritare la title track del disco. Anche la mesta "Come le foglie" sembra esser al di sotto della cifra media, in verità piuttosto alta, del lavoro. Kalaniemi ha un ritmo circolare, sembra di immergersi in un labirinto dal quale lo splendido assolo finale del flauto riesce a tirarti fuori.
La traccia successiva si chiama "Valle dei treni interi" e diverrà presto la mia preferita, non al primo ascolto però, perché, si sa, sono le prime tracce ad essere spolpate, alle ultime si arriva spesso tardi a scoprirle, e questa, la decima, è una vera perla, potrebbe essere la colonna sonora di un viaggio al tramonto sulle colline della Val d'Orcia, dove sono diretto in questo giorno. Questa musica è capace di soffiarmi addosso quella dolce malinconia dei giorni passati… Ultima viene Das Ende Der Dinge, "la fine della cosa", degno epilogo di un disco che credo accompagnerà molti dei miei prossimi viaggi…
Una curiosità: gli Escargot sono Stefania Ladisa, Massimo La Zazzera, Adolfo La Volpe e Alessandro Pipino, come si nota, quest'ultimo è l'unico a non avere un cognome che cominci con "LA", ma questo non vuol dire che questo disco non posso dare il classico "LA" non solo musicale, al successo di questa dolce "lumaca"!
PS: la mia ignoranza musicale non mi consente di capire il suono dei tanti altri strumenti suonati in questo disco, né può rendere giustizia a chi ha così bene accarezzato le mie orecchie durante un viaggio banale in autostrada…