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il quartetto L'Escargot


La Gazzetta Del Gazzetta

CORRI, L'Escargot
FOLK CONTEMPORANEO / ITALIA 2008

Se vi chiedessero di indovinare la provenienza di questo CD, ipotizzereste prima l'area mitteleuropea e poi cerchereste di focalizzare... Francia forse, visto anche il titolo, ma ci sarebbero dubbi dovuti a qualche sapore mediterraneo. Non credo si possa facilmente attribuire questo lavoro musicale all'area barese da cui effettivamente proviene.Il centro della Puglia, sul piano della musica etno-folk, vede numerosi talenti musicali che danno luogo ad un'intricata rete di attività, dove ogni musicista spesso concorre a diversi progetti musicali, più o meno duraturi. In quest'ambito L'Escargot è uno dei progetti più interessanti e certamente meno prevedibili. il gruppo si è costituito con un orizzonte ed un gusto musicale d'oltralpe, proponendo arrangiamenti originali di valzer francesi, ballate del nord Europa, e cominciando la composizione di un proprio repertorio che, dopo alcuni anni di lavoro, vede in questo primo disco una prima meditata ed accurata realizzazione.

Attorno ad Alessandro Pipino, il più famoso per essere anche il tastierista dei Radiodervish, tre musicisti e compositori con competenza ed esperienza in molti ambiti (musica antica, irlandese, jazz, rock, musica popolare del sud, musica araba, informatica musicale...). ne risulta una formazione di rilevante professionalità e potenzialità, che ci propone come esordio un prodotto già maturo, dove non si avvertono cadute qualitative tra le varie composizioni, ma una continuità di invenzioni sonore di eguale interesse. questo lavoro discografico rappresenta una miscela musicale di qualità, e soprattutto un prodotto con diversi e lodevoli aspetti di originalità, cosa di cui ha bisogno il nostro panorama musicale etno-folk, specialmente quello pugliese, dove imperversa il facile mercato modaiolo della global-neopizzica. Anche i sette brani ballabili a valzer o mazurka dovrebbero essere auspicabili doni per il bal folk nazionale che si nutre ormai di troppo abusate melodie.

Gli undici brani strumentali del disco sono composizioni originali, in buona parte di Pipino; agli arrangiamenti concorrono tutti i musicisti: Alessandro Pipino (organetti, fisarmonica, pianoforte, harmonium indiano, concertina, glockenspiel, shaker, kalimba, bulbul tarang, tamburello, triangolo), Massimo La Zazzera (flauto traverso, chalumeau, sansula, bansuri, fischietto a coulisse, cavigliera, duff), Stefania Ladisa (violino, viola) Adolfo La Volpe (chitarra classica, chitarra acustica, chitarra portoghese, banjo, basso acustico). L'esteso strumentario, rigorosamente acustico, permette un'eccellente coloritura dei brani senza che si possa sentire la mancanza di qualsiasi intervento acustico o sintetico; l'uso di sonorità non consuete costituisce una interessante peculiarità del disco e stimola la curiosità di individuare particolari strumenti, come il flauto bansuri in Desert e Corri, lo chalumeau in La Vecchia Singer, la sansula che sembra un vibrafono in Magida e Valle Dei Treni Interi, e il fischietto a coulisse, che non ha niente da invidiare all'elettronico theremin in Norma. Il tutto senza nulla togliere all'uso impeccabile degli strumenti più convenzionali (a cominciare dagli organetti cui Pipino cerca nuovi spazi di interpretazione), che senza mire virtuosistiche tendono a realizzare un dialogo equilibrato tra le parti. L'uso consistente di armonie in minore, più che tristezza o nostalgia, evoca atmosfere oniriche, visioni sfumate, in cui non mancano proiezioni ironiche, serene ed ottimistiche. La mente di chi ascolta corre istintivamente a quel ricordo, quel paesaggio, o a quel film che, quasi stranamente, non risulta esserci. Musica ottima per colonne sonore, come dimostra un video di promozione turistica per la regione Puglia che adotta il brano In Cammino.

Musica che scivola senza fretta ma con sicurezza, poiché la calma è la filosofia del gruppo, che intitola il disco Corri ma che pone in contrasto una simpatica chiocciola in primo piano sulla copertina pieghevole del disco. E la tranquillità sembra proprio essere un messaggio sonoro, intesa non come pigrizia, ma come riappropriazione del tempo per gustarsi con calma il piacere di suonare e di ascoltare. In conclusione, un disco molto consigliato per la cura di qualsiasi stress uditivo.

Mario Gennari, Folk Bulletin Dicembre 2008



La Gazzetta Del Gazzetta

Ballate romantiche e popolari caratterizzano il progetto della band di Alessandro Pipino, brani che rievocano le immagini di paesaggi incanti e suggestionano la fantasia di chi ascolta

Impalpabili, lievemente lenti e, sotto certi aspetti, minimali come la "corsa" di una lumaca. I suoni di Corri, l'album d'esordio della formazione barese L'Escargot, sono carichi di tanto phatos romantico capace di trasmettere, al contrario dell'ironico titolo che inneggia alla corsa, una serenità e lentezza capaci di accarezzare il cuore con la dolcezza delle note spesso malinconiche. L'ispirazione è data dalla tradizione della musica popolare italiana e mediterranea, ma è anche presente una forte connotazione mitteleuropea che si manifesta in valzer francesi, musiche irlandesi e ballate del Nord Europa.

Un progetto musicale ambizioso caro ad Alessandro Pipino (polistrumentista e anima musicale dei noti Radiodervish) che insieme a Massimo La Zazzera (flauto, chalumeau, bansuri, sansula, percussioni), Stefania Ladisa (violino e viola) e Adolfo La Volpe (chitarre, banjo e basso acustico) ha finalmente portato a termine, in un'atmosfera quasi fiabesca, un album decisamente riuscito. Ascoltando gli undici brani del disco diventa quasi un gioco accostarne ognuno a un'immagine, un luogo, un paesaggio che si nasconde nel nostro animo.

Un altro elogio imprescindibile per la formazione barese, in un'epoca di suoni ipertecnologici, è l'avere preferito riprodurre il tipico sapore arcaico ed essenziale della musica, quasi un tentativo di umanizzare il suono, attraverso strumenti squisitamente tradizionali e antichi, di ricreare i profumi d'Irlanda, della Provenza e sottili richiami ai Sud del Mondo. Delle undici composizioni nove sono state scritte da Pipino, mentre Norma è firmata da Massimo La Zazzera, Mauve è di Adolfo La Volpe e Corri è stata composta da Pipino con Stefania Ladisa.

I quattro musicisti pugliesi, noti per avere un percorso artistico di rispetto in diversi ambiti musicali, hanno realizzato una sequenza di brani con l'idea di offrire all'ascoltatore la possibilità di immaginare e di accarezzare lentamente e con il giusto tempo un brano dopo l'altro.

Così l'album di apre con il brano Magida, dove il suono dell'organetto diatonico di Pipino si muove come una danza cullata sulla quale si posano violino e chitarra. In Desert e Valle dei treni interi emerge il pianismo minimale di Pipino, il paesaggio sonoro è in bilico tra l'immagine di un tramonto africano e una verde distesa irlandese, allo stesso modo evoca un'antica danza gioiosa La vechhia Singer.
Nell'ironica Norma affiorano sottili atmosfere alla Nino Rota, cui segue l'ormai nota In Cammino, brano scelto per lo spot sul Turismo della Regione Puglia che ha preceduto la fiction dell'avvocato Guerrieri su Canale 5 (tratti dai primi due romanzi di Gianrico Carofiglio). Ancora Mauve, con i delicati arpeggi di La Volpe.
Corri, Come le foglie, Kalaniemi e Das ende der dinge, chiudono il delicato sogno de L'Escargot in cui le note diventano parole che vanno dritte al cuore.

Nicola Morisco, La Gazzetta del Mezzogiorno



RockShock.it

Splendido esordio per il quartetto capitanato dal polistrumentista dei Radiodervish, Alessandro Pipino. Composizioni lievi e venate di fertile romanticismo impreziosiscono un album d’altri tempi, dall’incedere slow e che arriva dritto al cuore

Probabilmente qualcuno di voi, a fine dicembre/primi di gennaio, sintonizzandosi su Canale 5, avrà avuto modo di imbattersi nello spot dell'Assessorato al Turismo della Regione Puglia, realizzato per promuovere una terra da visitare in tutte le stagioni, non solo in estate. Probabilmente qualcuno di voi sarà rimasto colpito dalla musica di quello spot, domandandosi chi ne fosse il sensibile autore. Bene, ve lo diciamo noi: era(no) L'Escargot, un quartetto d'altri tempi, il sogno che si avvera, il progetto (parallelo) creato e portato avanti da Alessandro Pipino, polistrumentista dei Radiodervish, e da Massimo La Zazzera (fiati e percussioni), Stefania Ladisa (violino e viola) e Adolfo La Volpe (chitarre e basso).

Sì, d'accordo, ma noi che non abbiamo visto lo spot in questione, come ci regoliamo? Bene, a voi, e a tutti gli amanti dei colori malinconici dell'autunno, dei romantici valzer francesi fitti di fisarmoniche e violini, del freddo mare d'inverno che schiuma sulla scogliera; a tutti quelli che si emozionano ancora per una carezza, data o ricevuta non importa, a quelli capaci di viaggiare per il mondo attraverso la fiamma di un camino, a tutti voi consigliamo vivamente l'ascolto di questo piccolo gioiello.

Corri è il titolo del disco, e segna l'esordio (autoprodotto) per il quartetto pugliese guidato dal già citato Alessandro Pipino, autore di ben nove brani su undici. Composizioni lievi, impalpabili ma cariche di inquiete e vivissime suggestioni, che fanno capolino fin dalla splendida apertura di Magida.

I brani si susseguono uno dopo l'altro, veloci come può esserlo una lumaca, lasciando il tempo di assaporarne tutti i profumi e le sfumature, compresa un'ironia di fondo (Norma e In Cammino) che rende l'ascolto ancora più leggero e godibile.

La title track (Corri), ha un ritmo in più che sale d'intensità fino a precipitare improvvisamente, Come Le Foglie, verso un finale da brividi (Valle Dei Treni Interi e Das Ende Der Dinge), pervaso com'è da uno struggente sentimento da fine del viaggio che, seppur ormai concluso, nei nostri ricordi rimarrà per sempre splendido.

Davvero un piacere unico ed inaspettato perdersi dietro la lenta scia sonora di questa lumachina magica. E per noi, che dell'attitudine slow ne abbiamo fatto uno stile di vita, il 2008 non poteva regalarci un inizio migliore.

Ivan Masciovecchio, ROCKSHOCK.IT


La Repubblica

L´Escargot guidati da Alessandro Pipino, polistrumentista e arrangiatore dei brani dei Radiodervish, si esibisce nel cd autoprodotto Corri. Un progetto di valore, capace di suscitare atmosfere e paesaggi nei quali è dolce riposare. De L´Escargot (anche Massimo La Zazzera, Stefania Ladisa e Adolfo La Volpe) il brano In cammino è stato scelto per lo spot sul Turismo della Regione targato Proforma che ha preceduto i film dell´avvocato Guerrieri in tv. Si spera solo la prima uscita nazionale di un prodotto di pregio, dall´anima assai francese e molto poetica.

Antonella Gaeta, La Repubblica-BARI

JamOnLIne

Corri è una scoperta: a tutti noi addetti ai lavori è capitato in mano per caso (e per questo lo recensiamo in ritardo), non promosso da nessun ufficio stampa, non edito da nessuna etichetta. E' stato consegnato a mano da una persona speciale: Alessandro Pipino, terzo Radiodervish ai più sconosciuto, ma a pieno titolo l'uomo che ne forgia il suono fin dai loro esordi. Alessandro in questo progetto abbandona le sue tastiere e l'elettronica per immergersi in un mondo naif delineato dalla sola strumentazione acustica, fortemente evocativa per timbri e per intrecci melodici.
Dolcezza, poesia e freschezza fin dalla prima traccia, Magida, in cui l'organetto è voce principale che sembra raccontare una storia con aloni di mistero, persa in un tempo lontano; malinconico tormento nel secondo pezzo, Desert, in cui lo strumento portante, il piano, lascia nei momenti conclusivi la sensazione di un non so' che di incompiuto che il brano immediatamente successivo, La Vecchia Singer, riprende e volge in spensierata allegria.
Quaranta minuti di favole raccontate, genuine, viscerali, eleganti, a dimostrazione che il folk, in alcune sue germogliazioni, ha ancora tantissimo da dire. Complimenti al maestro Alessandro Pipino, Massimo La Zazzera, Stefania Ladisa e Adolfo La Volpe.

Elisa Orlandotti , JAM (Aprile 2008)


JamOnLIne

Rotoli di fieno su distese di prati e davanzali traboccanti di fiori profumati. Mi sembra di vedere le campagne gentili di alcuni piccoli paesi francesi. Rimango ancora una volta incantata per la bellissima visione e per quella sensazione autentica di tranquillità e rilassamento. Vorrei essere lì dove il tempo si ferma e il frastuono non esiste. Guardare e sognare. Quella stessa sensazione di abbandono e serenità che mi dà questo quartetto magico dal nome L'escargot, che in francese significa lumaca. Basterebbe solo l'elenco degli strumenti utilizzati per comprendere la loro poesia romantica, velata da una leggera vena malinconica. Suoni carichi di intensità che fanno acquietare i sensi, fiabe vivaci e melodie avvolgenti. Nelle loro tracce sono presenti i paesaggi tanto cari ad Amelie, che l'uso di strumenti quali fisarmonica, violino, organetti e altri ancora più ricercati, rende molto suggestivi. Valzer sentimentali, ballate leggiadre come carillon. Inevitabile il trasporto verso terre meravigliose. In alcuni momenti si ha come l'impressione di viaggiare, di sedere su un treno e osservare nostalgico il mondo fuori. Melodie emozionali che entrano dentro la pelle, alimentando i brividi. Danze strumentali che parlano al cuore.
Benvenuti nel favoloso mondo di L'escargot.

Maria Murone, ROCKIT (27/05/2008)

JamOnLIne

qui un'intervista su ROCKIT (by Elisa Orlandotti)

BlowUpMagazine

...Quando le orecchie sono veramente stanche di ogni ben di dio richiesto e subìto, dalla Puglia soccorre il quartetto L’Escargot, che recupera suggestioni da viaggio e strumenti dimenticati dalla tradizione europea. Chalumeau, bouzouki, concertina, glockenspiel, chitarra portoghese, banjo, organetti diatonici per un album (“Corri”) fragile, filologico e profumato di Calicanto, che nella benvenuta distensione parla di vicoli francesi e coste atlantiche sbattute dal vento.

Enrico Veronese, Blow Up (Aprile 08)



PugliaLive

Corrono come una lumaca per apprezzare meglio i suoni. Le tradizioni della musica popolare, i valzer francesi dal sapore retrò, le musiche irlandesi e ballate del Nord Europa, sono gli ingredienti del progetto musicale “L’Escargot”.

Un sogno, quello di Alessandro Pipino (organetti diatonici, fisarmonica, concertina, piano, percussioni, glockenspiel, kalimba, bulbul tarang, harmonium indiano), Massimo La Zazzera (flauto, chalumeau, bansuri, sansula, percussioni). Stefania Ladisa (violino e viola) ed Adolfo La Volpe (chitarra acustica e classica, banjo, chitarra portoghese, basso acustico), che finalmente si realizza con l’album d’esordio autoprodotto intitolato “Corri”.

I quattro noti musicisti pugliesi, provenienti ognuno da esperienze artistiche diverse, hanno dato vita a questo nuovo progetto - laboratorio con l’obiettivo di esprimere e fondere l’amore per la ricerca con l’utilizzo di strumenti squisitamente tradizionali e antichi. Alessandro Pipino, autore tra l’altro di tutte le composizioni contenute nell’album, tranne che per “Norma” a firma di Massimo La Zazzera , “Mauve” di Adolfo La Volpe e la title track “Corri” composta con Stefania Ladisa, è arrangiatore e musicista a fianco di prestigiose ensemble quali Radiodervish e Naracàuli.

Non sono da meno certamente il coetaneo Massimo La Zazzera, ricercatore di musica antica e popolare a fianco di gruppi pugliesi noti della musica etnica (Ziringaglia, Radicanto, Calixtinus, Musica Officinalis) e formazioni di musica celtica (The Charmin’ Elf, No Man’s Land, Kilartan e Compagnia Gegè); Adolfo La Volpe, chitarrista poliedrico partito dal jazz per poi giungere allo studio delle tradizioni musicali arabe, ebraico-sefardite e celtiche; Stefania Ladisa (diplomata in violino), compositrice di musiche da film e teatro danza.

In un’epoca di suoni iperprodotti e di progetti discografici caratterizzati dal barocco elettronico, la formazione barese propone undici brani inediti dal sapore arcaico, in cui si respira il profumo d’Irlanda e di Provenza. La musica giunge lieve, sapientemente costruita intorno a linee melodiche semplici ed ipnotiche, nelle quali si fondono magistralmente, ora intersecandosi ora rincorrendosi giocosamente, i vari strumenti acustici, trasportando l’ascoltatore in una dimensione spazio- temporale difficilmente definibile.

Ad aprire l’album è il dolcissimo valzer “Magida”, cui seguono “Desert”, in cui emerge il pianismo minimale di Pipino in un sapiente articolato di gioco di trasporti tonali, e l’antica melodia di “Vecchia Singer”, caratterizzata da un introduzione di chalumeau (strumento predecessore dell’attuale clarinetto), dal timbro affascinante e bucolico. In questa atmosfera onirica si intersecano perfettamente gli interventi del banjo di La Volpe che ben sostenere la linea dell’organetto di Pipino.

“Corri”, brano che da’ il titolo al lavoro, rappresenta invece una sorta di incedere ritmico, ancora una volta ben rappresentato dalla suggestiva introduzione di bansuri (antico strumento a fiato, simile al flauto utilizzato nella musica classica indiana), dalla chitarra acustica di La Volpe e con interventi progressivi e ben misurati del violino e delle percussioni etniche.

L’ascolto del disco prosegue fluido e distensivo, con ballate caratterizzate da accordi ad ampio respiro sostenute dai tappeti sonori appena accennati dal violino.

L’ottimo disco d’esordio de “L’Escargot”, si chiude con “Das Ende Der Dinge”, brano nel quale Pipino sembra davvero esprimere al meglio le sue notevoli potenzialità espressive di pianista: un brano onirico e malinconico, ben adattabile alle immagini di un film.

Claudia Mastrorilli, PUGLIALIVE.NET

mescalina.it

L’Escargot è un progetto che qualcuno avrà riconosciuto in uno spot pubblicitario andato in onda su una delle reti Mediaset: un brano di questo quartetto è stato infatti scelto dalla Regione Puglia per accompagnare un messaggio di promozione turistica del territorio.
Al di là di questo colpo di fortuna, l’esordio di questa formazione meriterebbe di uscire dal fitto sottobosco degli emergenti, perché il valore e la professionalità di questo debutto sono superiori alla media dei tanti autoprodotti. Volendo trovare un ambiente che aiuti a collocare questo disco, diciamo che L’Escargot è conterraneo di Ziringaglia, Radicanto e Musica Officinalis, gruppi che stanno compiendo una ricerca sulla musica antica e popolare del Sud.
Titolare del progetto è Alessandro Pipino, noto per le sue collaborazioni con i Radiodervish, qua affiancato da Massimo La Zazzera, polistrumentista che non a caso avevamo già incontrato in formazioni simili (anche a fianco di Mirko Lodedo). Con loro Stefania Ladisa e Adolfo La Volpe, altri due musicisti ben preparati in campo etnico-colto. Questo per dire che ci troviamo di fronte ad un quartetto di strumentisti che saranno poco noti, ma che non sono certo alle prime armi.
Lo si sente dalla struttura delle composizioni e soprattutto dal loro respiro, capace di attingere alla tradizione popolare del nostro meridione, ma anche a certi valzer francesi e in generale a certe nostalgie mediterranee.
La scaletta riporta alla mente sprazzi del Yann Tiersen più classico o del Riccardo Tesi meno filologico. I brani hanno una loro piacevolezza, un’innocenza anche ingenua, a tratti ironica che fa pensare alla colonna sonora di un “Appuntamento a Belleville” ambientato in Puglia.
Per quanto il disco sia tutto strumentale, la varietà dei temi e delle sfumature non manca grazie all’uso di strumenti popolari ed esotici. Da una parte organetti diatonici, fisarmonica, flauto, chitarra acustica e classica sviluppano malinconie per così dire tradizionali, mentre dall’altra kalimba, bulbul, tarang, harmonium indiano, chalumeau, bansuri e sansula portano un soffio antico.
Spiccano le giocose “Norma” e “In cammino”, divertenti nel mettere in scena piccole danze, grazie anche ai tocchi di violino, viola e banjo. Commuovono invece la carezza de “La vecchia Singer” e la saudade portoghese di “Mauve”. In “Desert” gli incanti del piano si avvicinano di più ai Radiodervish, mentre il finale apre lo sguardo ad una visione d’insieme che rinfranca l’anima. Ad un paesaggio in cui si possono riconoscere genuinità tipiche del nostro meridione e romantiche arie europee.

Christian Verzeletti, MESCALINA.IT

mescalina.it

qui un'intervista su MESCALINA.IT

sound36.com

L'escargot è un quartetto strumentale che arriva dalla Puglia. I bravissimi musicisti provengono da esperienze musicali diverse e trovano in questo progetto una via espressiva comune che prende ispirazione dalle canzoni popolari della Francia del nord, dalla musica celtica.
Il primo lavoro in studio si chiama Corri ed è composto da tante dolci canzoni originali scritte e arrangiate dal gruppo. I loro concerti sono sempre ricchi di momenti divertenti, riflessivi, sognanti, e si rimane sempre molto incuriositi dai tanti strumenti che alternano. Nell'epoca del digitale e dei suoni perfetti fa veramente un sano effetto sentire le corde vibrare, il respiro dell'organetto e il piede battere il tempo. Si sono esibiti a Roma al Beba do Samba per l'apertura della stagione concertistica dell'Accademia del Mantice e abbiamo avuto la fortuna di conoscerli personalmente. Buon ascolto!

Annalisa Nicastro, Sound36 (Ottobre 08)



...L'Escargot ha riproposto il recentissimo "Corri" ed altre cose che potrebbero trovare posto all'interno di una - auspichiamo prossima - seconda incisione. Un successo (Vallisa stracolma) al quale ha dato un valido contributo la scelta di eseguire il concerto totalmente in acustico. Piace questo quartetto per la cifra discreta del pensiero musicale, questo intimismo elegante dove echeggia un sentimento tipico delle generazioni post sessantottine, ovvero la nostalgia verso quel modo pacato di guardare all'esistenza e mediato - previa iniziale contestazione - dalle generazioni precedenti (quella dei nonni più facilmente di quella dei genitori).

Italo Interesse, Il Quotidiano di Bari (Gennaio 09)


PugliaLive


PugliaLive

Sannicandro (Bari) - Le atmosfere mitteleuropee degli Escargot a 'Le Porte dell'Occidente'
Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari – 28 febbraio 2009- Profumo di grano, di campi di girasole accarezzati dal vento, di covoni ingialliti dal sole su distese di prati infiniti.

Melodie lontane quasi provenienti dai ricordi più inconsci della nostra infanzia, dal sapore antico, genuino quasi a rimembrare quelle vecchie macchine da cucire delle nostre nonne (Singer) che ci apparivano da bambini come delle fantascientifiche macchine dei sogni. Gli Escargot sono tutto questo.

La formazione barese che vede il tastierista dei Radiodervish Alessandro Pipino leit motiv dell’ intero progetto (organetti diatonici, fisarmonica, concertina, piano, percussioni. Glockenspiel, kalimba, bulbul tarang, harmonium indiano) accompagnato da Massimo La Zazzera (flauto, chalumeau, bansuri, sansula, percussioni,cavigliera,duff), Stefania Ladisa (violino e viola) ed Adolfo La Volpe (chitarra acustica e classica, banjo, chitarra portoghese, basso acustico), ha animato la terza serata del secondo ciclo di eventi de “Le Porte dell’Occidente” (nell’ambito Quasi due ore di magica musica, dalle connotazioni vagamente mitteleuropee, dove come per incanto impalpabili e lievi ballate, dal sapore nostalgico e romantico hanno trasportato gli ascoltatori in un mondo fatto di piccole cose, di pizzi e merletti, di carillon e melodie oniriche, di lentezza ed infinita serenità.I brani in scaletta sono quelli presenti nell’album d’esordio “Corri”, rigorosamente autoprodotto, con ben undici brani tutti a firma di Alessandro Pipino tranne che per “Norma” a firma di Massimo La Zazzera, “Mauve” di Adolfo La Volpe e la title track composta con Stefania Ladisa.

Un lavoro decisamente maturo per una formazione di indubbia professionalità nella quale l’amore per la musica d’Oltralpe ben si sposa con valzer francesi e ballate del nord europa, il tutto per ricreare il mondo sonoro degli Escargot, ben differente dal fenomeno etno folk pugliese che sembra imperversare negli ultimi tempi. Ad aprire il concerto un omaggio al compositore Bernard Garet con “Liza Valse”, per poi proseguire con “La vecchia Singer” , caratterizzata da un intro di chalumeau (strumento predecessore dell’attuale clarinetto), dal timbro affascinante e bucolico.

Seguiranno il dolcissimo valzer “Magida”, ”Norma” ispirato al mondo fiabesco dei burattini dalle connotazioni vagamente alla Nino Rota, fino a giungere al fortunato “In cammino”, utilizzato per lo spot pubblicitario sul Turismo della Regione Puglia trasmesso su Mediaset prima della fiction dell’avvocato Guerrieri (tratti dai primi due romanzi di Gianrico Carofiglio). I brani si suggeguono uno dopo l’altro, preceduti dalle brevi e scherzose parole di Adolfo La Volpe, creando un percorso di quiete e riflessione emozionale, i tributi ai compositori francesi cari al maestro Pipino non mancano, in primis il celebre organettista Stéphane Delicq e Marc Perrone, sempre riarrangiati in veste decisamente personale.

A chiusura del sogno musicale , “ Valle dei treni interi” con una suggestiva introduzione del bansuri (antico strumento a fiato,simile al flauto utilizzato nella musica classica indiana)di Massimo La Zazzera. Acclamati a gran voce dal pubblico accorso numerosissimo per l’evento musicale un ultimo bis con “Estrellas”(S.Delicq), per una serata di grande musica nella quale ogni nota sembra giungere direttamente al cuore disegnando un paesaggio sonoro di delicata malinconia .

Grazie Escargot per averci reso partecipi del vostro meraviglioso mondo musicale.

Claudia Mastrorilli, PUGLIALIVE.NET

degni di nota

Organetti e valzer francesi,flauti e atmosfere boscherecce, un treno a vapore tra la romance d’oltralpe e la verve musicale della Mitteleuropa tra violini, chitarre e cornamuse. Atmosfere vicine e lontane coadiuvate in un piacevole disco tutto italiano del quartetto L’Escargot. Sangue pugliese nei loro mille strumenti musicali, per un disco questo Corri,titolo – ossimoro per un progetto d’esordio che è un tripudio polistrumentista, nato con calma, autoprodotto, suonato con intelligenza e maestria ma gradevole all’orecchio di un pubblico vasto nel suo essere strumentale e articolato ma gradevolissimo sull’orlo delle sensazioni colorite.

Torna in mente il lieve paragone con il mood di Yann Tiersen ma in una colorazione molto più gaia e gioviale acquerellata nelle mille sfumature di una miriade di strumenti musicali, tutto in acustico: Alessandro Pipino (già noto per la collaborazione con il duo Radiodevish) alle tastiere, Massimo La Zazzera (membro dei Musica Officinalis, concept band di musica etnica e medievale) ai fiati e alle percussioni, Stefania Ladisa (Radicanto) alla viola e al violino e Adolfo La Volpe (ricordiamo la sua Diomira Invisible Ensemble, quartetto jazz rock oltre alle sue innumerevoli collaborazioni) alle corde di chitarre e basso

Fabula e magia che s’innesta con il brano Moqida attraversando unidici brani dall’alto potenziale espressivo e visionario che accompagnano in un viaggio sonoro caldo denso di comunicativita, ora tradizionale come l’adagio al pianoforte e flauto di Desert, ora più estroverso e giocoso come per la Vecchia Singer, quasi una ballata da Hobbit di tolkeniana memoria che sul filo dell’organetto creano un disco dal piacevole fil rouge rustico e da romance di carattere leggiadro e a volte buffo come nel bellissimo brano In Cammino, colonna sonora di un simpatico spot della Regione Puglia che rende bene il suo significato immaginifico, guardate qui e dopo un viaggio tra l’Oltralpe e il folk nordico,le chitarre su Mauve recuperano sonorità più densamente mediterranee. Ma un disco scrigno come questo continua a disseminare piccole e grandi sorprese, le cornamuse su Corri in una dimensione nuovamente irish per inaugurare una scia finale di una lumaca disseminata di effetti, stavolta più introspettiva.

Un disco finissimo, vivamente consigliato. Brillante nelle composizioni e nelle esecuzioni all’insegna di una poetica strumentale chiaramente visiva e leggibile con una meraviglia trasversale di suoni comune a pochi altri esempi musicali, consigliato!!

Chiara Marra, BLOG E INTERVISTA AD ALESSANDRO PIPINO

sky



Qui un'intervista per SKY MAGAZINE

Antonio M. confessò:
"Senza parole...sono rimasto senza parole. Pur conoscendo gran parte dei vostri brani, riascoltarli
ufficialmente sul disco, ho provato delle grandissime emozioni.
finalmente riesco ad ascoltare un progetto dimenticando di essere musicista!!!"

Katia C. inviò:
"sto ascoltando il cd...ho la pelle d'oca,
dire che è bello mi sembra riduttivo..."

Carlo C. aggiunse:
"complimenti per CORRI: è bellissimo"

Maria K. tradusse:
"Kiitos-thank you for great music on your cd!!
Im so glad &honoured about your tune "Kalaniemi"

" Silvio T. disse:
"complimenti per il CD!
Mi piace davvero tanto."

Riccardo T. argomentò:
"Devo dire che il vostro disco è molto
bello, me lo sono ascoltato un pò di volte e ha dei bellissimi
arrangiamenti, eleganti e raffinati."

Antonio P. esclamò:
"Cani!"

Silvia D. segnalò:
"Io in macchina ascoltando.Meraviglioso!"

Barbara C. osservò:
" è un intero pianeta musicale, perfetto per viaggiatori sensibili."

Lind. ammise:
"innamorata persa della vostra musica, non posso aggiungere altre parole."

Susi G. esagerò:
"Sto ascoltando il vostro CD incessantemente da ieri...è troppo bello...
Mi piace ai livelli di quelli di Delicq e Perrone!"

Katrin W. affermò:
"Mi piache molto il CD, complimenti davvero!
Come mai che l'ultimo brano sia in tedesco?!"

Antonello L. dichiarò:
"ho sentito bene il disco
complimenti davvero, avete fatto un ottimo lavoro
di qualità e passione"

Michele C. domandò:
"mi puoi procurare 5 copie del cd???"

Katrin W. ribatté:
"sto ascoltando il vostro CD per la millesima volta, mia canzone preferita è "In Cammino" (no. 5)"

Corinne V. commentò:
"j'écoute le Cd de l'Escargot, je vous invite à l'acheter , il vaut le détour voilà , un peu de pub,
j'espère qu'ils feront des concerts en France ..."

Fabrizio P. digitò :
"ma che meraviglia che è questo disco!!
gira costantemente sul mio lettore da quando l'ho ricevuto."

Savino Z. notò:
"...ma il disco de "l'Escargot" è meraviglioso, lo sto ascoltando a palla. Poesia, Magia, Atmosfera, Amelie, France...
complimentoni!"

Luca C. confermò:
"questa mattina mi è arrivato il vostro cd.siete straordinari.raramente mi è successo che tutti i brani di un album mi piacessero così tanto.raramente capita che un gruppo di soli quattro componenti sia in grado di creare una musica così completa.tutto appare perfettamente bilanciato,ogni strumento dona un tocco di magia.spero di riuscire ad ascoltarvi dal vivo"

Michele C. spiegò:
"mi servirebbero altri 5 cd...uno mi piacerebbe regalarlo sabato....Fatemi sapere..."

e poi ancora:
"Ho terminato le copie....
Ne posso avere altre 5???
Vi giuro che non lo sto rivendendo...lo regalo!!!!"

Suppa M. considerò:
" La Sua musica è stabilita molto esattamente in giù alla mia stanza. Io sono stranamente naturale, ed il potere che io sembro ritornare il mio ritmo a normalmente è possibile. "

Valeria G. riferì:
"ormai il vostro cd è diventato parte della colonna sonora delle mie giornate..ed anche se lo ascolto e lo riascolto ogni brano mi fa emozionare ogni volta,sognare..grazie.non è facile regalare emozioni ma voi ci siete riusciti."

Paola M. scrisse:
"Ho ascoltato e riascoltato il vostro cd...è BELLISSIMO! Ho ascoltato di gioie e malinconie,
di divertimento e di calma, ho viaggiato trasportata da crome e pause su un mosaico di emozioni che,
alla grazia della classicità, intreccia i sapori e i colori della tradizione popolare. Siete bravissimi!!! "

Gigi M. raccontò:
"Insomma... mi è (finalmente) arrivato 'Corri', l'ho fatto ascoltare a mia moglie, giusto nella pausa della 'nanna' dei miei gemelli (3 anni), e il cd è rimasto (in loop) tutto il pomeriggio, una meraviglia, una gioia... pure i bimbi si sono svegliati e hanno giocato senza (!) chiedere di vedere i soliti cartoni o SKY o chissà che altro... Guarda, non ho parole, credimi, penso e sento che 'Corri' per me è veramente il cd dell'anno, completo, sensibile, profondo e nella stessa misura, leggero, ventoso, dolce..
Per me nr.1, non aggiungo altro."

Rocco C. C. proferì:
"Cercando di schivare la piaggeria e le convenzioni
di cui siamo tutti quanti vittime (chi più, chi meno), mi sto convincendo,
mentre sto ri-ascoltando il cd, che il vostro gusto mi ricorda alcuni nomi
che mi hanno "formato" e per cui ho speso anche qualche lacrima
(anche quella, ben spesa): Ciapa Rusa, Wim Mertens e, dulcis in fundo,...
Malicorne (per me, i più grandi). Ovviamente, non è una comparazione prettamente musicale
(su tutto, non usate voci...), ma nel vostro cd ho trovato le stesse immagini: riassunti di nebbie fésse dal sole
e l'alone argenteo di una bruma malinconica, ma anche i colori della sabbia e della
lavanda, e quelli del grano e della risacca...
Prosit a "Corri" de L'Escargot

Rocco"

Tiziana G. concluse:
"...non so da quanto tempo vi incontravate per il piacere di condividere la passione della musica
e quante serate avete tirato fino a tardi provando, armonizzando, scrivendo e disfacendo..
senza mai sentirsi stanchi.. Ma una cosa è certa: tutto, ma proprio tutto,
vi ha portato a regalarci un piccolo capolavoro..grazie!"

Roberto R. fantasticò:
"le musiche di "corri" sono magiche... meravigliosamente umane e misteriosamente divine...
sono come un bimbo con un pennello che disegna il mondo che un uomo con il suo cuore riesce a vedere! "


La Lumaca Corre Veloce:

Un po' Yann Tiersen, un po' Nymann, ma soprattutto, Alessandro Pipino. E' una bella scoperta il nuovo lavoro di questo musicista barese, una autoproduzione molto ben curata e registrata a nome del Quartetto Escargot con il titolo Corri. Avevo già anticipato qualcosa in un post precedente, mi sono preso il tempo per ascoltare e riascoltare il disco. Mi sono accorto che riascoltare questo disco non stanca, anzi è un piacere.

In Italia è nato un nuovo organettista che non tenta di imitare Norbert Pignol o Riccardo Tesi. Con Alessandro Pipino nasce in Italia un nuovo modo di intendere l'organetto, forse non completamente inedito in Francia e in altre nazioni, ma sicuramente portatore di una ventata di aria fresca nel belpaese organettistico. Anche perchè Pipino non è solo un organettista, è un musicista.

Dietro il lavoro di Pipino non c'è solo una musicalità innata, un grande senso della forma e della frase melodica, ma c'è anche ricerca timbrica, sperimentazione di accostamenti tra strumenti inusuali, una sapiente capacità di arrangiamento e, anche, non dimentichiamolo, altri tre musicisti di ottimo livello: Massimo La Zazzera (fiati e percussioni), Stefania Ladisa (violino e viola) e Adolfo La Volpe (chitarre e basso).

Un bel disco, veramente. Mi sono chiesto, ce l'ha un difetto? Si sa, una critica non è una critica genuina se risulta completamente positiva. Il disco è un lavoro di brani eleganti, sobri, misurati, "per bene", forse troppo "per bene". Le idee musicali sono folgoranti, originali, ma qualche volta si percepisce la mancanza di un ulteriore sviluppo. Forse alle volte manca quel qualcosa capace di stupire, di spiazzare. Forse. E' solo una mia impressione, che non entra comunque in dissonanza con il grande apprezzamento per le composizioni di Alessandro Pipino.

E poi, secondo il mio parere, ci sono assoluti capolavori. Ascoltare brani come Magida, In Cammino, e Das Ende Der Dinge (dove Pipino compone per piano solo alla maniera di Nymann) significa tuffarsi in un universo di emozioni e percepire la grande cura formale con il quale è stato confezionato il lavoro. La mia preferita? Direi Come le Foglie, un geniale brano in Re minore, una tonalità poco frequentata dagli organettisti.

E poi mi sono fatto un'altra domanda. Con tutta la robaccia pubblicata in disco, neo-folk, neo-trad, pseudo trad-folk, folk-rock, pizzica-punk e chi più ne ha più ne metta, possibile che in Italia non ci sia stata una casa discografica, anche piccola, disposta a pubblicare questo bellissimo lavoro?

I brani, non tutti, si possono ascoltare sullo spazio MySpace del Quartetto. Ve lo consiglio, depurate le vostre orecchie, fateci un salto.

Gianni Ventola Danese, fisarmusica.blogspot.com

Gianni Ventola Danese


Alla richiesta di Sandro di scrivere qualcosa sul disco di Escargot,
ho scelto di dar voce a due delle mie anime, quella dell’amico e quella del giornalista.

L’amico scrive :

Compito arduo parlare del lavoro discografico di un gruppo di amici,
specie quando la parola “amici” ha un senso profondo.
Persone con cui sei cresciuto, e non solo musicalmente, che stimi tantissimo artisticamente ed umanamente.
Che ad un tratto hanno deciso di mettere tutta questa umanità e questa musica su un cd tutto loro. Sandro lo conoscono in tanti per essere il motore profondo (e come tutti i motori profondi mai sufficientemente riconosciuto ed apprezzato) dei Radiodervish.
E quella è una parte della sua musica.
Un’altra parte è quella acustica. Quella parte che ha ascoltato un cd di Maria Kalaniemi anni addietro e ne è rimasta talmente folgorata da dedicarle il titolo di una splendida canzone.
Da uno innamorato di uno strumento storto come un organetto, (malefico aerofono diatonico incompleto a doppio senso alternato) non possono che uscire brani come quelli di quest’album. Belli. Tutti. Nel senso che non viene nemmeno facile dire come spesso capita, che so io, “quel brano non mi piace”.
Al massimo, come è giusto che sia, ogni ascoltatore potrà avere il suo preferito (o i suoi preferiti) ma sfido chiunque a trovarne uno non bello.
Stessa atmosfera e respiri diversissimi, farcela per undici brani non è compito da poco.
In religiosa preghiera per un cd di solo piano, non posso che godermi due brani come Desert e Das Ende Der Dinge, che vedrei collocati fra le pieghe di un film di Wenders. La Valle Dei Treni Interi ha la stessa consistenza e bellezza di un sogno che si inizia a sfilacciare appena ci si risveglia.
Adolfo, Massimo e Stefania sono gli altri tre quarti dell' Escargot, e colorano il disco con fiati e corde. Massimo ci mette anche un suo brano, Norma. Nome di donna. Sapore klezmer.
Adolfo ce ne mette un altro. Mauve. Altro nome di donna. Sapore tanto bello quanto indefinibile. Nulla di strano considerata la quantità di musiche differenti che si agitano nella testa di quell’uomo. Coraggio Sandro, ti ci sono volute non so quante ore di lavoro e quante prove di missaggio, ma adesso non puoi fare più niente. E’ andata. E molto bene. Per la nostra gioia :-)

Il giornalista recensisce :

Quartetto barese con un orecchio profondamente attento alle sonorità di oltralpe ed europee. Undici composizioni proprie estremamente raffinate, con grande cura di suoni ed arrangiamenti. Notevole equilibrio nella scrittura e nella produzione, visto anche l’inusitato numero di strumenti utilizzati. Organetto in primis. Di cui Alessandro Pipino è una voce nuova ed assolutamente non derivativa esecutivamente e compositivamente. Difficile a questo punto anche azzardare paragoni, in quanto il disco rivela qualcosa di più di se ad ogni ascolto e, come la piccola gemma che è, mostra sempre differenti sfaccettature. Dove non possono le parole può l’ascolto (myspace.com/quartettolescargot).
Altamente consigliato!

Francesco Patruno


C'è una musica per ogni momento della giornata, la musica della sveglia e quella che ci accompagna al sonno, la musica che ascolti in auto nel traffico cittadino e quella che ti fa lavorare al computer a casa, la musica che ascolti con gli amici sorseggiando una tazza di tè o quella che ti accompagna in bici o in motorino mentre vai a lavorare.

Ma quella degli Escargot (in francese "lumaca")non è musica per un tempo o un luogo preciso….La puoi sentire in pieno giorno correndo velocemente in autostrada, ma pure al tramonto in un vicolo di campagna, perché questa musica sembra pulsare davvero dal cuore di chi la suona ed è capace di trasmettere una sensazione di pace e serenità.
E' accaduto a me di partire in autostrada da Milano per Firenze e di non essermi preoccupato del traffico, né della velocità, come se non fosse importante arrivare ma solo il viaggiare. Questa sulla velocità del viaggio potrebbe apparire ironica, visto il nome del gruppo ma così è!

Ho lasciato il casello di Melegnano sulle note di Magida, primo brano del cd, dove l'organetto diatonico di Alessandro Pipino inizia a disegnare con leggerezza le coordinate di questo lavoro. La seconda traccia, Desert, è dominata dal pianoforte di Pipino, ma pure dal flauto di Massimo La Zazzera e in essa comincio a scorgere influenze di quella new-age che nel 1990 prese a folgorarmi. Sarà così anche con l'inizio della terza traccia, "La vecchia Singer" dove però l'organetto sussurra qualcosa di dolce e pare di sentirla ancora, come un antico strumento musicale, la storica macchina da cucire, andare al ritmo della musica magari in una casetta di un borgo dell'Appennino.

Il quarto brano si chiama Norma e richiama un po', con la sua accattivante ripetitività, quei valzer ballati in gruppo nelle nostre masserie murgiane, ma poi improvvisamente il tono si fa ironico, forse quasi a voler prendere le distanze da ciò che è "norma". In cammino è un altro delizioso valzerino molto leggero, fa venire davvero voglia di danzare, magari su un sentiero di campagna.Mauve, malva in francese, lenta e sorniona mi porta dolcemente alla pausa in autogrill, con la chitarra classica di Adolfo La Volpe, il violino di Stefania Ladisa.

E dopo la pausa, sarà un caso….il cd riparte con Corri, dove le percussioni si mescolano abbastanza armonicamente col violino, una sorta di marcetta che però non mi convince del tutto, non al punto da meritare la title track del disco.
Anche la mesta "Come le foglie" sembra esser al di sotto della cifra media, in verità piuttosto alta, del lavoro. Kalaniemi ha un ritmo circolare, sembra di immergersi in un labirinto dal quale lo splendido assolo finale del flauto riesce a tirarti fuori.

La traccia successiva si chiama "Valle dei treni interi" e diverrà presto la mia preferita, non al primo ascolto però, perché, si sa, sono le prime tracce ad essere spolpate, alle ultime si arriva spesso tardi a scoprirle, e questa, la decima, è una vera perla, potrebbe essere la colonna sonora di un viaggio al tramonto sulle colline della Val d'Orcia, dove sono diretto in questo giorno.
Questa musica è capace di soffiarmi addosso quella dolce malinconia dei giorni passati…
Ultima viene Das Ende Der Dinge, "la fine della cosa", degno epilogo di un disco che credo accompagnerà molti dei miei prossimi viaggi…

Una curiosità: gli Escargot sono Stefania Ladisa, Massimo La Zazzera, Adolfo La Volpe e Alessandro Pipino, come si nota, quest'ultimo è l'unico a non avere un cognome che cominci con "LA", ma questo non vuol dire che questo disco non possa dare il classico "LA" non solo musicale, al successo di questa dolce "lumaca"!

PS: la mia ignoranza musicale non mi consente di capire il suono dei tanti altri strumenti suonati in questo disco, né può rendere giustizia a chi ha così bene accarezzato le mie orecchie durante un viaggio banale in autostrada…

Michele Cecere


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